Gli effetti dovuti alla presenza di una costante cosmologica non sono difficili da capire [Carrol et al., 1992].
Nell'Universo primordiale, la densità di energia e materia è molto più importante del termine
nella parte destra dell'equazione di Friedmann (vedi equazione 1.13) e quindi ad alto redshift il contributo della costante cosmologica è praticamente trascurabile. Ma la densità media di materia diminuisce con l'espansione dell'Universo, e ad un redshift piuttosto basso (
per
,
)
il termine
diventa dominante. Attorno a questo redshift, il termine
bilancia quasi l'attrazione gravitazionale e il fattore di scala
cresce molto lentamente, sebbene alla fine cominci a crescere esponenzialmente appena l'Universo comincia ad inflazionarsi per il contributo sempre più dominante del fattore
.
L'esistenza di un periodo di tempo durante il quale l'espansione rallenta mentre il tempo scorre spiega perché t0, l'età dell'Universo, può essere più grande in universi con
che in universi con
.
Un altro effetto della costante cosmologica prevede una probabilità maggiore di trovare galassie nell'intervallo di redshift in cui l'espansione è rallentata e dunque anche una maggiore probabilità di lensing gravitazionale di queste galassie da parte dei quasar (che per la maggior parte si trovano a redshift
).
Insomma la presenza del fattore
presenta richieste ben precise alle osservazioni; richieste che sembrano ben accordarsi con i risultati osservativi ottenuti ad oggi (vedi Tabella 4.1).