Sia
l'ampiezza della perturbazione di densità della componente dominante la massa dell'Universo (la materia oscura) corrispondente ad una lunghezza d'onda
all'istante iniziale ti.
Siamo interessati all'evoluzione dei modi
nel tempo. Per quanto visto nel paragrafo precedente, in approssimazione lineare, in un Universo dominato da materia si può scrivere:
L'assegnazione di
è uno dei problemi irrisolti della cosmologia. Ogni teoria completa di formazione della struttura a larga scala dovrebbe specificare questa funzione basandosi su considerazioni fisiche. In assenza di una teoria, la procedura standard è quella di fare ragionevoli assunzioni per questa quantità e paragonarle successivamente alle osservazioni.
Per quanto visto nel primo capitolo, in un Universo dominato da materia, l'intervallo di lunghezze d'onda interessato nell'analisi della struttura a larga scala, cioè nell'analisi delle strutture che possono collassare, non è molto grande. Il tentativo che si fa in genere è quello di approssimare questa funzione con una semplice legge di potenza:
;
e quindi possiamo indicare, alternativamente, la perturbazione come
Dalla 3.21 si vede che l'intensità della perturbazione può essere quantificata dal valore di
e che i modi che si trovano nell'intervallo (k,k+d3k) contribuiscono con una quantità proporzionale a
al
totale. Scrivendo il contributo come
si vede che ogni intervallo logaritmico contribuisce al
con una quantità
.
La 3.21 definisce lo spettro di potenza del campo di densità della massa rispetto al numero d'onda e puo' essere parametrizzato anche nella forma più standard con la legge di potenza
ad un dato tempo t. È facile verificare che l'indice n è legato ad
dalla relazione n = (4 - 2
).
Il valore di n, come
,
a sua volta caratterizza la distribuzione delle fluttuazioni rispetto al numero d'onda. Un valore speciale è n=1, lo spettro di Harrison-Zeldovich i.e.
.
Tale spettro è definito spettro invariante di scala perché in esso non predominano né le piccole né le grandi scale, ed é lo spettro predetto dalla teoria inflazionaria [Guth, 1982] per la distribuzione primordiale di massa. Per vedere come nasce il nome di spettro invariante di scala, consideriamo una perturbazione
nel potenziale gravitazionale:
Vediamo adesso, almeno qualitativamente, cosa succede alla componente barionica della massa. Cerchiamo di capire come evolvono le perturbazioni di densità nella componente che darà origine all'Universo luminoso.
Le perturbazioni barioniche cominciano a crescere, come visto nel Capitolo 1, subito dopo il disaccoppiamento. Poiché le perturbazioni della componente oscura della materia, la componente dominante la massa dell'Universo, hanno cominciato a crescere prima per la minore interazione con la componente di radiazione, il contrasto di densità della materia oscura è più alto di quello dei barioni. La crescita delle perturbazioni barioniche è allora guidata dalle inomogeneità già esistenti nella distribuzione di materia oscura. È come se la materia barionica appena disaccoppiata trovasse già formate le buche di potenziale e vi cadesse dentro immediatamente. Perciò subito dopo il disaccoppiamento si ha:
Nello scenario HDM la situazione è in qualche modo differente:
è concentrato in un intervallo stretto attorno a 1014M
e questo genera uno spettro di perturbazioni barioniche solo in questo intorno.
Abbiamo visto come la teoria lineare preveda, assegnato un spettro di perturbazione iniziale della massa, una descrizione precisa di come evolva tale spettro. Abbiamo mostrato come lo spettro delle fluttuzioni si possa in maniera verosimile approssimare con una legge di potenza
dove n è l'indice spettrale e A è l'ampiezza ad epoche primordiali. (Il volume di normalizzazione V viene aggiunto per convenienza.) I valori di questi due parametri dovrebbero essere definiti dal modello fisico che descrive la genesi dello spettro iniziale. In mancanza di una realistica predizione teoretica di A e n, è meglio trattarli come parametri liberi da determinare paragonando il modello alle osservazioni.