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Il problema che stiamo affrontando diventa molto più semplice se ci troviamo in regime lineare, cioè nell'approssimazione in cui
e
nell'equazione 3.6 siano molto minori dell'unità.
Sostituendo la 3.6 nell'equazione di Friedmann (1.27), ignorando i termini di ordine superiore al primo e ricordandoci che i termini che contengono solo le quantità medie si cancellano, si trova:
![\begin{displaymath}
-2\frac{d\bar{a}}{dt}\frac{d}{dt}[\bar{a}\epsilon(t)]=\frac{...
...bar{a}^2(t)[\delta(t)-2\epsilon(t)]+\Delta[H^2_0(1-\Omega_0)];
\end{displaymath}](img300.gif) |
(3.8) |
l'ultimo termine rappresenta la variazione dentro la regione studiata della densità e tasso di espansione odierni. Quando l'Universo è dominato dalla materia la quantità
è costante e quindi
.
Dall'equazione di Friedmann (1.27) per un Universo dominato da materia, scritta in termini di H0 e
:
possiamo capire come evolve a(t) in funzione di z.
Poiché l'Universo non è completamente vuoto,
,
il primo termine sulla destra dell'equazione precedente sarà grande rispetto al secondo quando a(t) è piccolo, subito dopo il Big Bang; si trova cioè a(t)
t2/3. Quindi per t
0 nell'universo primordiale, lo spazio è praticamente piatto e
1. Se la densità fosse minore della densità critica,
,
a redshift minori il secondo termine diventa maggiore e a(t)
t. L'espansione procede quasi a velocità costante, appena rallentata dalla forza di gravità. Usando il redshift z per specificare queste diverse epoche dell'Universo si può scrivere:
Inserendo queste relazioni nella 3.8 si ottiene per l'evoluzione delle perturbazioni in teoria lineare:
 |
(3.9) |
 |
(3.10) |
Ad epoche primitive, quando z è grande, le perturbazioni di densità crescono in maniera proporzionale a R(t). Ad epoche più recenti, quando il moto medio è dato da
,
la materia scivola verso l'esterno a velocità costante. La sua gravità è troppo debole per avere qualche effetto sull'espansione, e quindi
rimane fisso. Se vivessimo in un Universo a bassa densità con
,
le grandi strutture cesserebbero il loro accrescimento a
.
Se
,
gli ammassi continuerebbero a diventare più massicci, e le zone di vuoto ad espandersi, fino ad oggi.
Qualsiasi regione più densa della media tende ad attrarre le galassie circostanti; mentre le deviazioni frazionarie
dalla densità uniforme rimangono piccole, l'equazione 3.9 ci dice che in un certo periodo di tempo,
(x) cresce di un ugual fattore dappertutto.
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Maurilio Pannella
2001-07-30