Vediamo ora che succede, quando dal discorso fatto nei paragrafi precedenti e relativo a singole frequenze o lunghezze d'onda, ci portiamo al caso più realistico dell'osservare una galassia in una certa banda passante cioè in una finestra dello spettro elettromagnetico compresa tra due arbitrarie lunghezze d'onda.
Supponiamo che una galassia che vediamo a redshift z abbia emesso luce al tempo te, trasportando energia
nell'intervallo di lunghezze d'onda da
a
.
La brillanza apparente FBP in una banda passante BP che trasmette tutta la luce tra le lunghezze d'onda
e
è data per le considerazioni fatte nel paragrafo precedente e se consideriamo la luminosità L come l'energia emessa alle lunghezze d'onda che passeranno attraverso la nostra banda quando la riceviamo, da:
A grande redshift la magnitudine apparente nella sua dipendenza dalla distanza deve tener conto di due termini aggiuntivi, trascurabili a z<<1, e si scrive come :
La magnitudine assoluta MBP è la magnitudine apparente che la galassia avrebbe se fosse ad una distanza di 10 pc, e se emettesse come fa al tempo presente t0. Il termine di correzione k(z) rappresenta l'effetto sulla magnitudine dello spostamento della luce galattica in lunghezza d'onda, mentre il termine evolutivo e(z) tiene conto dei cambiamenti nella luminosità galattica intervenuti tra il tempo in cui la luce viene emessa e il tempo presente in cui avviene l'osservazione.
Dall'equazione (2.15), la correzione k si scrive come:
La correzione evolutiva e(z) descrive l'effetto dei cambiamenti nell'emissione galattica tra il tempo te e il presente:
Se la luce emessa dalla galassia non cambiasse nel tempo, il termine evolutivo sarebbe naturalmente nullo ma noi sappiamo che le stelle della galassia evolvono modificandone sia il colore che la luminosità. La procedura standard per il calcolo di e(z) è quella di usare dei modelli di galassie in cui, specificate la storia di formazione stellare e la distribuzione iniziale in massa della popolazione stellare, si fanno evolvere le stelle lungo le note tracce evolutive della vita stellare. Questo modello di
evoluzione passiva della galassia sembra restituire in maniera fedele gli spettri e i colori misurati delle galassie ellittiche osservate almeno fino a
.
Sebbene non si possa testare se una galassia fosse più o meno luminosa nel passato, possiamo paragonare quello che succede sulla media delle popolazioni di galassie al presente rispetto a quelle ad alto redshift; a questo scopo viene utilizzata la funzione di luminosità di una popolazione galattica che esprime i conteggi delle sorgenti per unità di angolo solido e di luminosità.
Proprio da un approccio di questo tipo è stato evidenziato il problema delle ``faint blue galaxies'' [Ellis, 1997]: dall'analisi delle funzioni di luminosità relative a diversi intervalli di redshift (centrati rispettivamente a
e a
)
è risultato evidente come il numero di galassie che emettono nel rosso non sia sostanzialmente cambiato in questo intevallo di tempo (per quanto visto nel capitolo 1, un redshift z
0.5 corrisponde ad un look-back time di quasi un terzo della storia dell'Universo), e invece nella banda blu si osserva un eccesso in numero di galassie di bassa luminosità nel passato rispetto a oggi. Perché queste galassie sembrano sparire con il tempo ? Cosa sono diventate negli ultimi 5 Gyr ?
Probabilmente l'evoluzione della popolazione stellare ha reso la luminosità galattica troppo bassa per poter essere registrata, oppure si sono fuse per dar vita a galassie più grandi come prevedono le teorie di formazione galattica.