Consideriamo il caso semplice di uno sciame di fotoni emesso nella nostra direzione da una galassia ad un certo tempo cosmico t1, e che questi fotoni stiano arrivando ai nostri rivelatori al tempo presente t0. Inizialmente, supponiamo che i fotoni occupino un volume dA cdt1, come mostrato in Figura 2.1.
Nel sistema di riferimento dell'osservatore, il tasso al quale questi fotoni arrivano è diminuito dalla dilatazione temporale di un fattore 1+z. I fotoni, quando arrivano all'osservatore, sono distribuiti in un volume più grande dA cdt0, dove dt0=dt1(1+z). Una maniera equivalente di vedere la cosa è dire che la lunghezza della scatola lungo la linea di vista è Lorentz-contratta nel sistema di riferimento di osservazione di un fattore 1+z. Come visto nel primo Capitolo, la frequenza di ogni fotone che arriva all'osservatore è diminuita di un fattore 1+z, che è naturalmente la definizione stessa di redshift.
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La densità numerica dei fotoni nella scatola nell'intervallo di frequenza che va da
a
e che si muovono nella direzione -r attraversando la superficie dA nell'unità di tempo in Figura 2.1, è data da
fotoni
-1 cm-2 Hz-1. Il numero totale di fotoni a frequenza
(cioè, nel range da
a
)
a t1 è dato da:
Il numero di fotoni nella scatola deve essere conservato nonostante il fatto che la scatola cambi dimensioni col tempo di arrivo t0. Calcoliamo a questo scopo il numero totale di fotoni alla frequenza osservata
(cioè nell'intervallo da
a
)
è :
e dalla (2.1):
quindi il numero di fotoni si conserva, ma i fotoni sono spostati in frequenza dall'intervallo
all'intervallo
e il loro tasso di arrivo è diminuito.
Vediamo cosa accade, parallelamente a questo, al flusso di energia proveniente dalla galassia (erg
s-1 cm-2 Hz-1) e dovuto ai fotoni che attraversano la superficie dA nella direzione -r. Poiché
è propozionale al flusso di fotoni attraverso la superficie dA, il flusso di energia si ottiene semplicemente moltiplicando
per l'energia del fotone
.
Usando il simbolo primo (') per indicare le proprietà misurate nel riferimento dell'osservatore, si trova:
Se i fotoni sono distribuiti su un certo range di frequenze, il flusso di energia totale è ottenuto integrando la relazione precedente sulla frequenza:
Questa è probabilmente la più intuitiva di queste trasformazioni, poiché se consideriamo un flusso monocromatico di fotoni, troviamo che il flusso nel sistema di riferimento dell'osservatore è diminuito di un fattore (1+z)2, dove un fattore di 1+z è dovuto alla diminuzione di energia per fotone e un altro fattore 1+z è dovuto al diminuito tasso di arrivo dei fotoni a causa del moto di allontanamento della sorgente dall'osservatore.
È spesso preferibile lavorare in unità dipendenti dalla lunghezza d'onda (
)
piuttosto che dalla frequenza (
). La trasformazione è immediata perché, indipendentemente dalla misura del flusso, l'energia deve essere la stessa. Poiché
,
la trasformazione tra il sistema di rifermento osservato e quello a riposo diventa:
In fine, la larghezza equivalente2.1 di una riga di emissione si trasforma come le lunghezze d'onda, e si ottiene:
È importante notare che queste trasformazioni non includono esplicitamente effetti di origine puramente cosmologica e quindi si applicano a spettri redshiftati sia per l'espansione cosmologica che per ordinario spostamento Doppler.