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Galassie ad alto redshift



Lo sviluppo di strumenti efficienti (i CCD a largo campo, i nuovi detector nel vicino infrarosso) e l'ultima generazione di telescopi da 10m (il VLT dell'ESO, il Keck, ecc.) hanno permesso di avviare uno studio sistematico dell'evoluzione galattica a partire dai primi episodi di formazione stellare avvenuti ad alto redshift.

Le galassie ad alto redshift con formazione stellare possono essere discriminate dalle molto più abbondanti galassie vicine per alcune peculiari caratteristiche spettrali: una completa assenza di flusso a lunghezze d'onda inferiori a $912 {\AA}$ (il limite Lyman); uno spettro praticamente piatto a lunghezze d'onda maggiori del limite Lyman; una forte emissione nella riga di risonanza Ly$\alpha $ almeno nella prima fase dell'evoluzione.

Negli ultimi quattro anni le tecniche osservative sviluppate per la ricerca di queste caratteristiche spettrali, hanno condotto alle spettacolari scoperte di giovani galassie a $z \ge 5$ [Dey et al., 1998,Weymann et al., 1998], riportate in figura 2.5, di una vasta popolazione di oggetti a $z\approx 3$ usando metodi di selezione fotometrica [Steidel et al., 1996] e ad un numero notevole di emettitori Ly$\alpha $ ad alto redshift [Hu et al., 1998,Thommes et al., 1998,Stern et al., 2000].

In questo capitolo descriveremo la problematica legata all'osservazione di galassie ad alto redshift, le tecniche di ricerca usate per identificare le peculiarità spettrali di tali galassie, lo stato dell'arte delle osservazioni.




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Maurilio Pannella
2001-07-30